L’edera – Franco Fortini


Molti anni fa, quando non eravamo
ancora marito e moglie, in un pomeriggio
di marzo o aprile, lungo le rive di un lago,
un poco scherzando, un poco sul serio, colsi
al piede di un abete un breve ramo di edera,
simbolo di fedeltà dei sentimenti,
per ricordo di quella passeggiata tranquilla
ultima di un’età della nostra vita.

Senza turbamento non so guardarla.
La luce ha scolorito a poco a poco
le foglie che erano verdi e nere.
Mutamenti impercettibili, sintesi
molto lente, alterazioni invisibili.
Come se non vent’anni ma molti secoli
fossero passati. Ora quel ramo somiglia
tante cose che inutile è qui nominare.

Pure, solo così impallidendo, ha vissuto.
Se una volta era degno di sorriso
ora è più somigliante figura d’amore.

Stai leggendo la raccolta di poesie “Una volta per sempre” di Franco Fortini. Hai appena letto poesie come “Un’altra attesa”, “Traducendo Brecht” o “Fine della preistoria”, dove prevalgono i sentimenti di impazienza, ansia, e a tratti, anche di odio. Stai leggendo delle poesie fortemente ideologizzate, da cui traspare in maniera forte l’essere comunista di Fortini. Stai leggendo e a tratti rimani pure dubbioso, se non allibito.

Ma poi volti pagina e ti ritrovi davanti agli occhi questa poesia. Ti aspetteresti di tutto, a parte questo. La leggi piano, perché lento è il suo ritmo, un ritmo prosastico, quasi come se Fortini avesse preso un romanzo, l’avesse fatto a pezzi e ne avesse ottenuto così delle poesie. È il suo inconfondibile ritmo, è il suo inconfondibile stile. Ma la presenza di una donna nel secondo verso, ti agita già un po’: non te lo saresti mai aspettato. Vai avanti a leggere incuriosito e, finita la prima strofa, ti manca già il fiato. È perfetta.

Dopo una breve pausa, ricominci a leggere. Pensi che sì, il turbamento è un sentimento tipicamente fortiniano, ma pensi anche che no, non questo tipo di turbamento. Non è un turbamento politico questo, né esistenziale. È piuttosto un turbamento d’amore. Hai quindi già intuito che questa è una poesia importante, ma non hai ancora ben capito perché. Consapevole di questo, vai avanti a leggere.

Che perfetta descrizione, nei minimi dettagli, fin dentro alle venature della foglia! Stai pensando… e poi leggi: Come se non vent’anni ma molti secoli | fossero passati. “Ora quel ramo somiglia | tante cose che inutile è qui nominare“. Ah, ora hai compreso la descrizione dell’edera: è passato molto tempo. Ma aspetta, pensi fra te e te. Quali cose? Perché è inutile nominarle? Tu, lettore, in realtà le vorresti sapere tutte. Ma fidati di me e di Fortini, non sono importanti. Tutto quel che c’è di importante, ti verrà detto tra poco. Leggi l’ultima strofa.

Ecco, ora che l’hai letta, sei rimasto quasi paralizzato. Forse ti sei riconosciuto in quelle parole, o forse hai riconosciuto l’amore dei tuoi genitori in esse. O forse, stai sognando di poterle leggerle, un giorno, fra dieci o vent’anni, sentendole completamente tue. Non riesci a pensare a molto altro, non riesci a riflettere. Ma è normale, in questo caso: riflettere non è sempre necessario. Fai piuttosto un piccolo segno, a matita, accanto al titolo della poesia, o fai una piccola piega in fondo alla pagina del libro, così, quando vorrai, avrai sempre la possibilità di rileggerla.

 

Jean

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...