Può Matteo Renzi salvare l’Italia?


Nel panorama politico italiano sono davvero poche le persone che propongono qualche idea nuova o anche solo qualche idea sensata.Tra queste sicuramente c’è Matteo Renzi, il sindaco di Firenze. Prima di analizzare che cosa l’esponente toscano del PD propone di buono, è necessario però fare un paio di premesse.

Bisogna dire che se le proposte di Renzi sono ottime, esse rischiano di non essere mai realizzate principalmente per 2 motivi , uno che riguarda il sindaco stesso e uno esterno a lui.

Analizziamo in primis questo secondo problema. Renzi è entrato in un partito, il pd, che è organizzato secondo un retaggio da prima repubblica, dato che esso si è formato dall’unione dei due più grandi partiti italiani del passato,la DC e il PCI. Il pd ha una organizzazione “pesante”, in cui la nomenklatura è ancora una parte fondamentale, in cui sono presenti moltissime correnti e nel quale, proprio per le modalità di formazione, vi è l’eterno scontro tra ex-dc e ex-pci. Controllare un partito di questo tipo è di una difficoltà abnorme. Ecco perchè la prima vera sfida per Renzi non sarà (solo) quella di non essere fagocitato dal partito, ma anzi principalmente quella di riuscire a creare un partito nuovo: un partito “leggero”,  nel quale i dirigenti si cambiano ogni 5 anni, e nel quale non vi  sono correnti perchè i protagonisti politici non restano lì in eterno. Bisogna necessariamente che il pd cambi logica  e si trasformi in un partito moderno, riformatore e nel quale si vedano spesso ricambi generazionali.Se Renzi dovesse continuare a candidare i Bersani, i Finocchiaro,i Franceschini,i Veltroni,i D’Alema e tutta la vecchia classe dirigente allora la sconfitta sarebbe sua, in quanto sarebbe bloccato da una serie infinita di veti incrociati che gli impedirebbero di realizzare una qualsiasi delle sue proposte.

Altro problema è quello personale del sindaco. Ogni volta che parla Renzi dimostra la sua inconsistenza: utilizza parole spesso vane, usando termini nazional-popolari,come “sogno” e “speranza”, e parlando quasi sempre con degli slogan. Eppure il suo programma elettorale è dettagliato, e spiegato bene,in maniera chiara e concisa. Una spiegazione c’è. Il sindaco utilizza quel tipo di linguaggio per portare dalla sua parta una maggiore fetta di popolazione, per creare consenso attorno a sè. Insomma è una tecnica elettorale. Di certo la tecnica è molto simile a quella di un altro famoso “politico”, che non ha fatto proprio il bene dell’Italia negli ultimi anni, nonostante l’ottimo programma, mai realizzato, neanche in parte. Renzi si deve dimostrare un politico abile e non soltanto un cialtrone dalla buona parlantina. Deve riuscire a trasformarsi da politico sognatore in campagna elettorale in politico pragmatico una volta che sarà al governo. Se così non sarà, Renzi sarà per sempre etichettato come quello che parla bene ma non combina nulla di buono.
Una volta che si chiariranno questi due punti, e avremo cioè un Renzi che ha possibilità di muoversi in un partito leggero senza incontrare resistenze e che realizza ciò che dice, il sindaco sarà un possibile salvatore dell’Italia.

Leggendo il suo programma la prima cosa che viene in mente è che Renzi è il primo leader della sinistra italiana a rottamare il socialismo. Citando un ottimo articolo di Massimo Nava sul Corriere della Sera è necessario dire che con la fine del socialismo “non si tratta di rinunciare a identità, valori e ideali, né di «dire cose di destra», ma di comprendere che sono i ceti più deboli a pagare il prezzo più alto dell’insicurezza o dell’immigrazione incontrollata; che sono i ceti medi e produttivi a sopportare la pressione fiscale e il peso abnorme della spesa pubblica e dell’apparato burocratico a causa delle mancate riforme; che il futuro delle nuove generazioni è gravemente ipotecato da una società immobile, declinante, che esporta più cervelli e capitali che prodotti e servizi”.

Renzi riesce a comprendere una cosa banale, banalissima: se la spesa pubblica non si riduce non è in alcun modo possibile fare una qualsiasi riforma per aiutare il paese a riprendersi, e non è possibile abbasssare le tasse. Una idea sconosciuta al vecchio socialismo bersaniano, che prevede invece un aumento incontrollato della spesa pubblica per potere fare riforme a favore dei più poveri. Se oggi Bersani fosse premier, staremmo probabilmente meglio,ritrovandoci molto peggio, con molta spesa in più e molto più debito da pagare,tra pochi anni.

Fondamentale diviene dunque questo punto del programma di Renzi, che prevede un calo del debito pubblico come premessa per il rilancio:

“Devono essere messe in atto tutte le misure necessarie affinché il debito pubblico cali in modo significativo, anno dopo anno, anche negli anni in cui la congiuntura è sfavorevole, in particola­re i prossimi due. Per mantenere tale impegno è necessario mettere in atto un’efficace politica di dismissioni del patrimonio pubblico. Stime credibili (Astrid) ritengono possibile una riduzione del debito al 107% del Pil entro il 2017 e un’ulteriore calo negli anni successivi attraverso un mix di interventi.

In particolare, sul versante degli asset del patrimonio è possibile ipotizzare:
1. la cessione di immobili pubblici per circa 72 miliardi di euro (alla quale deve accompagnar­si una indispensabile revisione delle procedure burocratiche e urbanistiche in assenza della quale ogni valorizzazione di questo patrimonio è impossibile);
2. la cessione di partecipazioni in aziende quotate e non quotate per circa 40 miliardi euro;
3. la capitalizzazione delle concessioni statali per circa 30 miliardi.”

Renzi prevede un programma di riduzione del debito molto efficace, che prevede la cessione di immobili pubblici e di aziende/concessioni statali, che porterebbe nelle casse dello stato moltissimi soldi per finanziare la ripresa e abbassare le tasse.

A questo punto,e solo a questo punto,dopo un taglio della spesa pubblica, è possibile intervenire per aumentare i salari reali delle famiglie. Renzi scrive nel suo programma:

“100 euro al mese in più per chi ne guadagna meno di duemila. La nostra proposta è di ridurre l’imposizione tributaria sui lavoratori dipendenti che percepiscono meno di 2000 euro netti al mese per un ammontare di 100 euro al mese.La forma tecnica della riduzione sarà una detra­zione ulteriore,e non un cambio di aliquote per poterla riservare solo ai lavoratori di queste fasce di reddito. Stimiamo la platea interessata tra 15 e 16 milioni di lavoratori. Il costo della detrazione sarebbe quindi attorno a 20 miliardi di euro all’anno che proponiamo di finanziare attraverso il taglio della spesa pubblica “intermediata””

E ancora,punto fondamentale:

“Liberalizzare davvero per far scendere le tariffe.”

La liberalizzazione è fondamentale dopo la privatizzazione, prevista dalla vendita di concessioni statali.Senza liberalizzare le tariffe non si possono abbassare,con il crearsi di monopoli. Se invece la liberalizzazione avviene la concorrenza sul libero mercato permette un abbassamento netto delle tariffe e dei costi di moltissimi servizi.

Altri punti ottimi del programma di Renzi sono l’accordo con la riforma Fornero delle pensioni, necessaria a causa dell’aumentare dell’età anagrafica del paese e soprattutto la semplificazione.

La burocrazia soffocante è il vero problema di questo paese, nel quale è impossibile aprire un azienda, assumere un dipendente, se non firmando una valanga di moduli.

Il programma renziano è molto più ampio di quello che ho su esposto, e non tutti i punti sono condivisibili. Spesso pare contraddittorio l’inserimento di contentini per accontentare la base socialista,che costano molto in termini di spesa pubblica. Comunque un programma che non prevede uno stato più pesante,ma anzi prevede dismissioni e taglio di spesa, è una buona base su cui iniziare. Sicuramente meglio del nulla che abbiamo oggi.E potrebbe essere la base di una nuova sinistra non più assistenzialista,ma moderna e riformatrice. Aspettando che anche a destra accada a stessa cosa.

renzi2 Il Programma di Matteo Renzi: analisi punto per punto delle Proposte Economiche (Reload)

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