Diseguaglianza reale o diseguaglianza surreale?


Siamo sicuri che si possa ancora parlare di “periodo di crisi”? Voglio dire, si può ancora considerare l’attuale crisi come solamente periodica o, con un filo forse troppo spesso di pessimismo, si può ipotizzare una decrescita che non è destinata ad alcuna ripresa economica? Dopo aver fatto questa domanda, di cui nemmeno io so, ovviamente, la risposta, vorrei fare però alcune considerazioni.

Si parla infatti di “tempi difficili” a causa di questa crisi da molti definita, secondo me erroneamente, globale. Di certo la crisi non interessa tutte le Nazioni, e anche all’interno di una stessa nazione, non influenza tutti. Prendiamo da exemplum di quanto detto gli Stati Uniti.

Negli USA i super-ricchi non sono mai stati così ricchi come negli ultimi cinque anni. Ovviamente stiamo parlando di una ristretta cerchia di magnati a stelle e strisce che, secondo il mensile Forbes, avrebbero visto crescere i propri averi come mai prima. Annualmente il mensile americano censisce il patrimonio dei 400 uomini più ricchi degli Stati Uniti, e sebbene dubito che rispecchi in maniera completa i reali patrimoni di questi “paperoni”,  si è arrivati alla conclusione che nel 2013 l’ammontare dei 400 conti correnti ha superato la soglia di 2000 miliardi di dollari, ben oltre 300 in più rispetto ai 1700 del 2012.

Solo per farvi comprendere di cosa sto parlando, è questa una cifra che supera, sebbene di poco, l’intera economia della Russia. Chiaramente in testa alla classifica dei ricconi non poteva mancare Bill Gates, fondatore di Microsoft, che quest’anno ha visto aumentare le sue ricchezze superando anche Carlos Slim, miliardario messicano che opera nelle telecomunicazioni. Medaglia d’argento invece per Warren Buffett, l’oracolo di Omaha, con 58,5 miliardi di dollari (aumentando cioè le sue ricchezze di quasi il 35% in un solo anno).

Insomma i più ricchi non solo non hanno subito danni dalla crisi, ma anzi sono riusciti a fare molti, molti soldi. Secondo uno studio dell’Internal Revenue Service almeno l’1% degli americani più ricchi deteneva da solo il 19,3% del reddito delle famiglie nel 2012. Si tratta della più grande forbice da almeno un secolo e la diseguaglianza è cresciuta a dismisura avvantaggiando ancora una volta di nuovo i più ricchi. Pochi possiedono sempre di più, molti sempre di meno, è la fotografia dell’annientamento della classe media americana.

Ieri un mio caro amico (posso chiamarti Patrick?) ha pubblicato un articolo su questo blog, domandandosi se fosse meglio una uguaglianza imposta o una disuguaglianza reale. Non sempre abbiamo idee uguali, come credo chiunque. Ma credo che (non so lui cosa ne pensi) le diversità ci permettano di confrontarci e di migliorare.

Allora oggi vi chiedo, diseguaglianza reale, o diseguaglianza surreale?

Jean

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4 thoughts on “Diseguaglianza reale o diseguaglianza surreale?

    • Non so se davvero rispondano i fatti, ma comunque sia fatti sono passati. So che per il pragmatismo politico quello che sto per dire può essere considerato ridicolo, ma Hans Jonas aveva posto come assioma: “Dobbiamo avere cura di lasciare un mondo vivibile per le generazioni future” (qui).
      La frase “se tutto va meglio, almeno per me” mi sembra figlia di un atteggiamento egoista, o quantomeno prepotente, che io non riesco ad appoggiare.

  1. Hai frainteso il “almeno per me”, che voleva significare “almeno secondo me”.I 2 link sopra riportati indicano come un sistema economico basato sul libero mercato abbia portato a un notevole decremento della povertà e a un aumento dell’aspettativa di vita.Nonostante ci siano più ricchissimi il mondo è meno povero e le persone vivono di più.Questo è quello che volevo dire con il mio articolo precedente: per lasciare un mondo migliore alle generazioni future è saggio contenere la spesa e entrare in un sistema di libero mercato.Al contrario lo spendere oggi mangia il futuro delle prossime generazioni

  2. Scusa, non avevo capito! Comunque è innegabile il fatto che le risorse che abbiamo, attraverso uno sfruttamento indiscriminato, siano sprecate. Di questo passo non resterà niente per il futuro. Se tutti vogliono arricchirsi, e lo vogliono fare ora, tendono tutti a mettere sul mercato la loro alternativa, e con il libero mercato, questo è possibile. Di conseguenza il consumatore può scegliere cosa comprare e cosa no, i prezzi si abbassano, e le possibilità aumentano. Ma questo comporta che l’offerta è sempre maggiore della domanda, e la conseguenza è che un’elevatissima parte di ciò che si produce, resta non consumata. Pensa solo al fatto che se si ridistribuissero le risorse alimentari attualmente prodotte, tutta la popolazione mondiale verrebbe sfamata. È un qualcosa di utopico, e so bene che le utopie non possono essere realizzate nel concreto. Ma mi pare che noi stiamo andando nella direzione opposta che, sicuramente, non è quella giusta.
    Ti consiglio di guardare il documentario “una scomoda verità” di Al Gore se non l’hai già visto… È un po’ vecchio ma tutto quel che dice vale ancora adesso.

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