De libertate, pars I (breve riflessione sulla libertà)


Un anno fa avevo il portafoglio pesante. Era pieno di monetine da 5 e da 20 centesimi, indispensabili per la sopravvivenza di uno studente liceale che vuole compensare il dispendio di energie mentali con una barretta o un caffè presi durante il cambio dell’ora alle macchinette.

Oggi il portafoglio è leggero, ma pieno di tessere che un anno fa non avevo:

Tessera Abbonamento ATM (azienda trasporti milanesi), Carta Club ATM, Fidati Card Esselunga, Tessera Sanitaria, Patente di Guida, Tessera Unimib (Università degli Studi di Milano-Bicocca), Tessera PayPal, Tessera Backstage HairStylist (Con 10 tagli ne avrò uno omaggio), Tessera della Libreria Universitaria, Tessera del Kebabbaro (un kebab omaggio dopo 10 consumazioni).

E mi sento meno libero. Sento che ognuna di queste tessere è un vincolo alla mia libertà. Lo sento e non so ben spiegare il perché. Probabilmente ogni tessera mi costringe a recitare un ruolo: sono un passeggero di mezzi pubblici, sono membro di un Club (a me ignoto), sono cliente di un supermercato, sono cittadino italiano, sono un autista, sono uno studente universitario, sono un consumatore. Sono tutte queste e ogni volta che apro il mio portafoglio per dare due spiccioli al saxofonista che suona un pezzo malinconico a Porta Venezia, e ogni volta che apro il mio portafoglio per metterci il resto dopo aver comprato il biglietto del treno, ogni singola volta che apro il mio dannato portafoglio, vedendo le mie tessere, ricordo che non sono altro che un attore. Un attore che deve svolgere dei ruoli. Ma io odio fare l’attore perché recitare significa fingere. Quando improvviso, invece, tutto mi viene più facile e sincero. E mi sento più libero.

…Voi non lo sapete, ma ho fatto una breve pausa di 2/3 minuti prima di ricominciare a scrivere la frase che ora state leggendo. Nel frattempo ho preso il mio portafoglio, ho cercato le tessere della parrucchiera, del kebabbaro, della libreria e del Club ATM e le ho fatte a pezzi. Tutte quante.

E ora sto alla grande. Ho riconquistato centimetri di libertà.

Ma forse la Tessera Unimib è meglio tenerla, se no non posso dare gli esami, dannazione.

 Jean

carcerato

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