Bozza n°1: il Silenzio

Sono dell’idea che non si debba dire nulla, se non si ha  nulla da dire. E così mi sono ridotto a un sempre più intenso e prolungato silenzio. Sono fermamente convinto che in questo mondo si parli troppo, sempre. Il silenzio allora diventa non solo consigliabile, ma una sorta di dovere.

Scriverò un lungo e ben articolato post sul silenzio, un giorno. Per ora mi limito a scrivere questa veloce bozza, perché ho un esame fra tre giorni e davvero troppe, troppe cose da fare. Intanto posso dire che da qualche tempo mi gira per la testa un non infondato sospetto: il silenzio fa paura. Il silenzio crea disagio, e imbarazzo, e nervosismo, e ansia anche. Per questo le persone fanno di tutto per stargli alla larga. E come? Parlano. Parlano, parlano, parlano. Non parlano perché hanno qualcosa di importante da dire, ma parlano per coprire il silenzio, che fa così paura. Parlerebbero di qualsiasi cosa pur di non rimanere un attimo zitti e lasciare che subito riemerga il silenzio. Non so se consciamente o meno, ma solo uno sembra essere l’imperativo: il silenzio va represso.

Eppure vi garantisco che non capisco il perché. Io amo il silenzio. Tutti pensano che il silenzio si crei quando non c’è più nulla da dire. Non credo proprio. Il silenzio è una forma di interazione sociale, proprio come parlare. Spesso avrei molte cose da dire, ma scelgo di praticare il silenzio. Silenzio non significa inattività del pensiero, anzi, spesso significa mente in piena attività. Silenzio non significa che non ti parlo perché mi stai antipatico, ma significa che sono così a mio agio con te che posso starti accanto senza riempire l’aria di parole vuote.

Il silenzio, insomma, è un livello superiore di comunicazione. Detto così brevemente, è difficile da credere, ma prometto che un giorno ne parlerò più ampiamente. Nel frattempo vado a studiare.