Tendono alla chiarità le cose oscure


Portami il girasole ch’io lo trapianti
nel mio terreno bruciato dal salino,
e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti
del cielo l’ansietà del suo volto giallino.

Tendono alla chiarità le cose oscure,
si esauriscono i corpi in un fluire
di tinte: queste in musiche. Svanire
è dunque la ventura delle venture.

Portami tu la pianta che conduce
dove sorgono bionde trasparenze
e vapora la vita quale essenza;
portami il girasole impazzito di luce.

(Eugenio montale, dalla raccolta Ossi di seppia)

Trascrivendo la poesia sul blog, il correttore automatico mi avvertiva della presenza di un errore. La linea rossa ondulata, simbolo universale di errore di scrittura, sottolineava la parola “chiarità“. Beh, non aveva tutti i torti: la parola “chiarità” non esiste. Esiste la parola “chiarezza“, esiste anche la parola “chiarore“, ma non la parola “chiarità“.

Una domanda sorge spontanea: perché Montale l’ha utilizzata? Credo che nel suo attento lavoro di labor limae, non abbia certamente dimenticato di prendere in considerazione i termini “chiarezza” e “chiarore“. Non li ha però voluti utilizzare, e credo che un motivo logico esista. “Chiarezza” è un termine che oltre a descrivere la qualità propria di ciò che è chiaro o lucente, intende, in senso figurato, delineare il concetto di lucidità e di ordine, in contrapposizione alla confusione. Ma in questa poesia il girasole non si contrappone affatto alla confusione. Inoltre il termine “chiarezza” è un termine troppo filosofico, e risulta difficile non pensare ai caratteri cartesiani di chiarezza e distinzione, che, però, in questa poesia non c’entrano proprio niente.

Il termine “chiarore” invece, non poteva andare bene per un motivo di carattere strettamente semantico, infatti il suo significato è “tenue luce diffusa nell’aria“. Ma qui la luce non è tenue. La luce è bionda trasparenza, è l’essenza stessa della vita. È una luce vivace, intensa, e quasi violenta, è una luce che è forza, energia, e non docilità o rassegnazione. Inoltre questo termine non poteva essere utilizzato per un motivo di carattere letterario, Leopardi aveva infatti scritto “chiaror delle nevi” (nelle Ricordanze). Ma il concetto di neve è esattamente l’opposto della chiarità montaliana. Si prenda da esempio la poesia “Ecco il segno, s’innerva” (dalla raccolta Le occasioni) dove la neve è intesa, secondo l’interpretazione di Marco Martelli, come minaccia alla vitalità del tu. Tutto ciò che è ghiaccio è sinonimo di immobilità, ma qui il girasole, come non è emblema di compostezza e di ordine, non lo è nemmeno di immobilità. Il girasole è irrequieta confusione.

Resta solo una cosa da capire: perché la parola chiarità è, invece, perfetta. Il motivo è di carattere letterario. In letteratura, la chiarità è stata sempre vista come elemento contrapposto all’oscurità. Il Boccaccio scriveva: “siccome l’esser fioco impedisce la chiarità della vocecosì le tenebre impediscono la chiarità della luce”. Arrivando a età più recenti, su può leggere nelle “Odi e Inni” di Pascoli:

“Vengono gli uomini pallidi,
tutti nel suo sguardo assòrti:
vengono trasfigurandosi
nella chiarità dell’aria”

Qui la chiarità è qualcosa di positivo, in opposizione al pallore degli uomini.

Quindi ne possiamo dedurre che la chiarità è senza dubbio un elemento positivo legato al concetto di luce. E così Montale lo intendeva. Il girasole è il mezzo attraverso il quale si può giungere a tu per tu con l’essenza stessa della vita, è lo strumento epifanico che permette, forse, la salvezza. È, infine, l’emblema stesso dell’amore, quell’amore che ci salva.

“Gli uomini vollero le tenebre piuttosto che la luce”, così Leopardi aveva scritto nell’epigrafe della Ginestra (riprendendo GIOVANNI, III, 19). Ma Montale non sarebbe stato d’accordo: gli uomini sono nelle tenebre, ma aspirano alla luce.  “Tendono alla chiarità le cose oscure”, così scrive Montale. E allora tendono alla chiarità anche quegli oscuri “uomini pallidi” pascoliani, o, per definirli con parole montaliane, quei “lemuri umani“. Forse è questo il senso della poesia, forse è questo che Montale davvero crede, che l’uomo è dantescamente un’interiorità buia e oscura, ma tende alla chiarità, alla luce, all’amore.

Upupa

Jean

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3 thoughts on “Tendono alla chiarità le cose oscure

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  2. La tua interpretazione mi è sembrata profonda e intensa. Adoro Montale e spesso passo anche mesi a riflettere su una o due poesie, mi apre mille finestre e orizzonti.

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